Trentiner mette in vendita diretta online con consegna in 48 ore i prestigiosi vini e grappe della Tenuta San Leonardo. I rossi San Leonardo, vino simbolo dell'azienda, Carmenére, Villa Gresti e Terre; il Sauvignon Vette; il nuovissimo spumante Trentodoc e le pregiate grappe, bianca e stravecchia. Anche in formato Dispensa da 6 bottiglie: non si può non fare scorta degli eccezionali vini dei Marchesi Guerrieri Gonzaga. Trentiner: il negozio online dedicato alle eccellenze dell'enogastronomia trentina!

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Azienda

“Siamo determinati a creare vini ben caratterizzati, che siano diretta espressione del territorio e comunichino il nostro spirito e personalità, attraverso l’estrema attenzione per ogni particolare, la ricerca tenace della qualità, la meticolosa cura dei vigneti e le pazienti pratiche in cantina.” - Carlo Guerrieri Gonzaga

San Leonardo, porta del Trentino

La tenuta San Leonardo è un piccolo paradiso terrestre e si trova incastonata nella Valle dell’Adige tra le pendici del Monte Baldo e i Monti Lessini. La neve, nei mesi invernali, ricopre spesso i vigneti proteggendoli dal grande freddo mentre, nel periodo vegetativo della vite, è un microclima ideale quello che accompagna lo sviluppo dei grappoli e la maturazione delle uve, che solo a metà settembre prevede l’inizio della raccolta per poi protrarsi fino a gran parte di ottobre. La forte escursione termica tra giorno e notte, molto sensibile anche nei mesi estivi, non solo dà spessore agli aromi delle uve ma ne dilata i tempi di maturazione. Durante l’intero arco dell’anno, in particolar modo nei mesi più caldi, l’Ora del Garda soffia impetuosa scaldando ed asciugando le foglie delle viti e preservandole dalle malattie, un vero dono della natura.

Più di mille anni fa era un monastero, da oltre tre secoli è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Oggi la Tenuta San Leonardo è un giardino di vigne e rose protetto dalle imponenti montagne trentine che smorzano i freddi venti nordici, mentre il fondovalle accoglie e regala il tepore del lago di Garda. La Tenuta è un mondo antico dove le pazienti pratiche di cantina, ancora  assolutamente artigianali, regalano vini che sono autentici gioielli dell’enologia italiana distinguendosi per freschezza, armonia ed un'innata eleganza.

Non è difficile innamorarsi di questo luogo. È il Trentino del sud, ad una manciata di passi dal confine veneto, quello che ospita l’azienda, un tempo feudo ecclesiastico, oggi piccolo borgo sinonimo di una delle eccellenze che hanno fatto la storia del vino in Italia. Siamo in Vallagarina: lungo il corso dell’Adige una piccola chiesetta sembra indicare un luogo non comune, al suo fianco un cancello ed una medievale cinta muraria introducono al mondo di San Leonardo. È un piccolo borgo del tempo passato dove le case dal tipico aspetto trentino ospitano gli uffici, la cantina, l’antico granaio oggi museo, vari capanni di servizio dell’attività agricola. Alzando lo sguardo ci sono poi il viale dei tigli, il laghetto, il parco, le vigne, il giardino regno delle rose e la villa de Gresti, un insieme magico frutto di una cura incessante quanto discreta che non ha avuto cesure negli anni, un insieme di eleganza e di equilibrio che è concreta espressione di un mondo amato e vissuto in prima persona. In alto infine la sagoma imponente dei Monti Lessini, dai quali può capitare di veder scendere cervi, caprioli e camosci alla ricerca di morbide foglie per la loro insaziabile fame. Sono i Monti Lessini che proteggono dai venti freddi del nord la proprietà, in tutto 300 ettari.

E poi le vigne, in tutto 30 ettari: ad altitudine inferiore, attorno ai 150 metri s.l.m., su terreni ricchi di ciottoli che furono il letto di una diramazione dell’Adige, sono state impiantate le vigne di Merlot, mentre è prevalentemente un suolo sabbioso con pH neutro quello che tra i 150 ed i 250 metri s.l.m. accoglie Cabernet Sauvignon e le antiche vigne di Carmenère. Tutti terreni a bassa fertilità e ben drenati da cui nascono uve che una volta divenute vino garantiscono una quantità di antociani davvero inusuale, e non solo per il Trentino. Talmente inusuale da fare di queste terre un tempo chiamate Campi Sarni, una enclave del tutto unica.

Nell’antico borgo di San Leonardo vivono famiglie che da generazioni si tramandano il sapere e l’arte di lavorare la terra. Molte delle persone che partecipano alla creazione dei vini della tenuta sono addirittura nate e cresciute a San Leonardo e contribuiscono a determinarne il carattere e l’identità. Il senso di armonia e appartenenza è immediatamente percepibile appena varcato il cancello. L’anima di San Leonardo è legata a doppio filo alla famiglia Guerrieri Gonzaga, proprietari e viticoltori a San Leonardo sin dal XVIII secolo, che si inseriscono nell’affascinante vicenda plurisecolare della tenuta. La lunga tradizione familiare riecheggia in ogni angolo dell’azienda, in realtà un vero e proprio piccolo borgo cintato da mura.

Da Guerrieri a viticoltori

Il motto di famiglia recita “Belli ac Pacis Amator” (Amante della Guerra e della Pace): difficile immaginarlo oggi ma un tempo i Terzi – antico cognome della famiglia – erano uomini d’arme e tale Niccolò figlio di Ottobono per il valore dimostrato in tante battaglie, fu detto il “Guerriero”. Cognome cui fu aggiunto nel 1506 quello di Gonzaga in segno di riconoscenza da parte del Marchese Francesco, signore di Mantova. Per la presenza della famiglia Guerrieri Gonzaga in Trentino si deve attendere il 1894 quando il Marchese Tullo, nonno di Carlo Guerrieri Gonzaga, sposò Gemma de Gresti, alla cui famiglia apparteneva da quasi due secoli la grande tenuta di San Leonardo. Una prima riorganizzazione del borgo avviene tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie al padre del Marchese Carlo, appassionato di enologia.

San Leonardo in Sarnis, il cui toponimo si attesta con chiarezza nel 1215, è posto sulla riva sinistra dell’Adige, maestoso fiume che scorre tra distese di stupendi vigneti. Al centro del suo piccolo borgo medievale la chiesa, dedicata al culto di San Leonardo di Noblac introdotto dalla Francia nel VI secolo. Attorno a quell’antico luogo di devozione nacquero un monastero dell’Ordine dei Frati Crociferi, contornato da ampie estensioni di campi, vigneti e boschi. Dell’antica struttura oggi è rimasta solo l’abside con l’affresco medievale raffigurante Cristo sorretto dagli Angeli con la Vergine e San Giovanni Battista in preghiera.

San Leonardo è un borgo di antica memoria, le cui origini si perdono nel tempo. Già prima dell’anno mille San Leonardo in Sarnis, era conosciuto come luogo dove prosperava la coltivazione della vite. Sotto la guida dei Frati Crociferi l’arte della vinificazione, nel tempo, si è affinata fino ad essere apprezzata alla corte dell’impero austroungarico a Vienna. La tenuta di oggi, con i suoi 300 ettari, occupa perfettamente il perimetro del feudo di un tempo.

Nascosta nel parco della tenuta, Villa Gresti ricorda nel nome la famiglia di origine della Marchesa Gemma de Gresti Guerrieri Gonzaga che la scelse come residenza operativa per le sue innumerevoli attività benefiche. Edificata alla fine dell’Ottocento in Stile Liberty, durante la Prima Guerra Mondiale è stata sede del Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano che gestì i rapporti con i plenipotenziari austriaci incaricati di discutere l’Armistizio. Oggi la Villa è residenza della famiglia Guerrieri Gonzaga. La Marchesa Gemma De Gresti, sposata nel 1892 con Tullo Guerrieri Gonzaga, nasce a San Leonardo nel 1873. Donna di grande spessore morale e sensibilità, dedica gran parte della sua breve vita ad opere benefiche. Durante la Grande Guerra si prodiga per rintracciare e far rientrare in Italia migliaia e migliaia di prigionieri ormai dispersi in vari campi di concentramento in Russia. Nel primo dopoguerra, inoltre, opera alla ricostruzione del territorio Trentino, aiutando a rifornire ospedali, scuole ed asili che, dopo la guerra, non avevano più nulla. È stata inoltre coinvolta nella fondazione della Campana dei Caduti di Rovereto ed in molti altri progetti. Per i suoi meriti la Croce Rossa Internazionale, le ha assegnato la più alta onorificenza, la medaglia d’oro al valore umanitario. Il suo impegno è proseguito fino alla morte avvenuta nel 1928, ora riposa nella cripta della chiesa di San Leonardo.

All’interno di un antico granaio è ricavato il museo di San Leonardo che custodisce la testimonianza della vita di un tempo nella tenuta. Una documentazione semplice ma rigorosa affidata ad oggetti e testimonianze della civiltà contadina e del suo duro lavoro legato alla produzione vitivinicola, alle coltivazioni agricole, così come alla coltura del baco da seta, ai trasporti, all’allevamento e alla cura del bestiame. A complemento esiste anche un ricco archivio della vita della proprietà a partire dal 1500 con uno spazio particolare dedicato alla figura della Marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga ed uno dedicato alla Prima Guerra Mondiale durante la quale il borgo è stato teatro di eventi significativi. Nella corte è anche custodita un’affascinante collezione di trattori storici dei primi del Novecento perfettamente restaurati e funzionanti.

Racchiuso tra le antiche mura del borgo, vi è l’orto progettato dal Marchese Carlo con la preziosa consulenza dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone. Il suo disegno si ispira all’epoca dei Frati Crociferi, presenti a San Leonardo sin dal XIII Secolo. Qui si coltivano ortaggi, si custodisce una collezione di antiche e profumatissime rose, una selezione di erbe officinali ed una bellissima pergola di pomodori che trae ispirazione proprio dalla cultura trentina del vigneto.

 

Prodotto

I vini di San Leonardo

All’interno della tenuta si coltivano vitigni internazionali; il Carmenère, messo a dimora a metà del 1800, è la vera essenza dei vini di San Leonardo, allevato sia a pergola che a Guyot dona il carattere e l’identità al San Leonardo. Il Merlot piantato nei primi del 1900 e coltivato sia a cordone speronato che a pergola, regala invece rotondità e morbidezza. Mentre il Cabernet Sauvignon, piantato dal Marchese Carlo nel 1978 e coltivato esclusivamente a cordone speronato, dona struttura ed eleganza.

Tra la metà di settembre e la fine di ottobre avvengono le vendemmie. È il momento più delicato dell’anno dove le uve vengono assaggiate ed analizzate quotidianamente per coglierne la perfetta maturazione da cui deriva la profonda eleganza dei loro vini. Le uve vengono raccolte e trasportate direttamente in cantina, diraspate e immesse nelle vasche in tempi molto brevi per preservarne la freschezza ed i profumi.

Nell’antica cantina di fermentazione si trovano le vasche costruite esclusivamente in cemento. Qui i vini rossi fermentano spontaneamente, senza l’ausilio di alcuna tecnologia o di lieviti selezionati. Le fermentazioni durano in media non più di 15/18 giorni durante i quali vengono eseguiti molteplici rimontaggi e délestage. A fermentazione conclusa, le vasche vengono svinate e le vinacce dolcemente pressate sotto l’attento sguardo dei nostri cantinieri, che si tramandano il mestiere da generazioni. Come spesso avviene nelle antiche proprietà, le cantine sono disposte su diversi livelli. Alle cantine di fermentazione si accede dalla corte, qui troviamo vasche di cemento realizzate subito dopo la Grande Guerra, disposte su più livelli. Di recente è stata data nuova vita alle più antiche cantine sotterranee, nel cuore del borgo, dove sono state ripristinate delle grandi vasche dedicate agli assemblaggi.

Alla barricaia sotterranea, realizzata nel 2001, è stato riservato un unico ambiente di grandi dimensioni. È qui che vengono custoditi i vini in affinamento che rimarranno per almeno 24 mesi nelle piccole barriques a riposare.

Nel cuore della tenuta, l'archivio dove sono custodite con meticolosa attenzione le bottiglie di tutte le annate del San Leonardo, sin dalla sua creazione risalente al 1982. Ogni anno vengono accantonate numerose bottiglie, di diversi formati, che continuano a maturare nel silenzio e nel rispetto del loro valore. Questi millesimi d’annata vengono rilasciati, in piccoli lotti, solo quando esprimeranno la perfetta armonia del proprio carattere e l’eleganza che li contraddistingue.

In tutte le storie sempre un momento di svolta

Per San Leonardo fu alla fine degli anni Sessanta, quando il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga (1895-1974), agricoltore e appassionato viticoltore, lasciò al figlio Carlo il compito di dare un nuovo volto alla proprietà di famiglia. Molto cambiò nelle vigne dell’azienda trentina: alla pergola furono affiancati il guyot e il cordone speronato e accanto al Carmenère e al Merlot, varietà presenti ormai da decenni se non secoli, furono introdotti nuovi vitigni, primo tra tutti il Cabernet Sauvignon. Il 1982 fu l’anno della vendemmia zero, quella che produsse il San Leonardo come lo conosciamo oggi. In azienda arrivarono le prime barriques e in cantina si lavorò non più sulla base di uvaggi definiti in vigna ma sull’assemblaggio dei vini deciso dopo mesi di maturazione in legno. A partire proprio da quell’anno il San Leonardo si impose con decisione tra i nomi di riferimento dell’enologia italiana.

Tutto ciò è stato il risultato della determinata convinzione di Carlo Guerrieri Gonzaga, primo vero enologo della famiglia, che la sua terra avesse caratteristiche così particolari da poter percorrere la strada dell’eccellenza viticola. La sua formazione fu dettata non solo dalla prospettiva di gestire in prima persona il patrimonio agricolo familiare ma soprattutto da una viva curiosità per i grandi vini, Bordeaux in primis. Da questo nasce la sua decisione di studiare enologia a Losanna e approfondire le conoscenze con viaggi di studio in Francia ed in Toscana. Proprio qui, nella proprietà di San Guido, iniziò la lunga e proficua consuetudine con Mario Incisa della Rocchetta, che lo introdusse a tutti i segreti del taglio bordolese e divenne a tutti gli effetti il suo “padrino enologico”. A San Leonardo Carlo Guerrieri Gonzaga dedica da ormai cinquant’anni la quasi totalità delle sue attenzioni e del suo tempo.

Dal 2001 anche il figlio Anselmo, oggi amministratore dell’azienda, è impegnato a tempo pieno e come il padre è innamorato di questa terra trentina, dei suoi orizzonti, delle sue montagne e dei suoi profumi. Fu lui a guardare alla proprietà con nuovo spirito imprenditoriale e a introdurre grandi cambiamenti, animato dalla sua innata passione per l’enologia. In realtà, ad un primo sguardo, niente sembra essere cambiato rispetto al passato e la proprietà si presenta ancor oggi come un hortus conclusus regolato dai valori del proprio mondo. Ma dietro quel cancello che protegge la tenuta non ci sono più solo campi di mais o di grano o piante di gelso per la coltura del baco da seta. Oggi c’è anche un giardino di vigne impiantate con criteri di grande rigore, i cui filari parlano di cultura del vino.

Oggi la viticoltura a San Leonardo prevede filari con vari orientamenti che seguono le pendenze e l’esposizione alla luminosità solare. Le densità variano a seconda del tipo di allevamento: 6.200 ceppi ad ettaro per i vigneti a filare (allevati a guyot e a cordone speronato), con una produzione al massimo di 65 quintali di uva per ettaro, e 1.800 per la pergola doppia trentina riservata al Carmenère, che per dare uve importanti richiede potature severe che limitano la produzione a non più di 80 quintali per ettaro. La conduzione agronomica delle vigne e in generale tutte le attività agricole della tenuta sono da sempre caratterizzate da un totale rispetto per il territorio e per la sua preservazione. Fedele a questa filosofia, l'azienda ha iniziato nel 2015 il percorso di conversione all'agricoltura biologica che si è concluso con successo alla fine del 2018 con il conseguimento della certificazione. Sempre nel 2018 San Leonardo è stata anche certificata "amica della biodiversità" dall'associazione BWA Friends of Biodiversity.

Solo vitigni a bacca rossa sono presenti tra le antiche mura dell’azienda e dalle loro uve nascono quattro vini: San Leonardo, Carmenère, Villa Gresti e Terre di San Leonardo. Ai vini bianchi Riesling e Vette di San Leonardo, sono invece destinati dieci ettari di vigna situati nel Nord del Trentino, in Val di Cembra, dove terreni e clima assicurano alle uve bianche freschezza e mineralità. Le fermentazioni dei vini si svolgono nell’antica cantina dedicata, per i rossi avvengono spontaneamente nelle vasche in cemento, senza l’ausilio di tecnologia o di lieviti selezionati.

I consiglieri della tenuta

La definizione dei vini di San Leonardo ha visto in questi ultimi quarant’anni di storia la presenza di due nomi di spicco, due veri protagonisti dell’enologia italiana, che hanno dato un contributo decisivo nell’affermarsi di uno stile che sa di Trentino e che guarda al mondo. Dal 1985 al 1999 il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga si è affidato ai consigli di Giacomo Tachis. Dal 2000 i Marchesi Carlo e Anselmo Guerrieri Gonzaga si affidano invece a Carlo Ferrini, uno dei più brillanti enologi italiani che da allora segue i progetti enologici di San Leonardo. Ma ogni giorno in azienda, dagli anni 70, con il ruolo di direttore della tenuta c’è Luigino Tinelli, braccio destro dei Marchesi e attento “interprete” di quanto i consulenti aziendali richiedono venga messo in atto. Quella di Tinelli è una presenza preziosa sia sotto il profilo tecnico che come insuperabile memoria di tutti i passaggi che i vini della tenuta hanno affrontato negli ultimi 40 anni. Una “fedeltà” a San Leonardo che gli è valsa la “Stella al Merito del Lavoro della Repubblica Italiana”, consegnatagli il 1° maggio 2016, con la motivazione: «L’impegno nel lavoro, la dedizione all’azienda e la capacità di creare e mantenere un buon clima e di trasmettere ai collaboratori il suo modo di vivere il lavoro.»

Le Grappe di San Leonardo

A San Leonardo sono prodotte due grappe: bianca e stravecchia, ottenute entrambe dalle vinacce torchiate in modo soffice all’indomani della svinatura. La distillazione avviene a vapore diretto usando un alambicco artigianale, il più antico e tradizionale metodo di lavorazione che garantisce al prodotto finale gentilezza, austerità ed eleganza. A distillazione terminata la Grappa Bianca viene imbottigliata immediatamente per mantenere freschezza ed essenzialità; la Grappa Stravecchia trascorre invece cinque anni in barriques precedentemente utilizzate per l’affinamento del San Leonardo in modo da acquisire un colore dalle tonalità ambrate, spessore e velluto al gusto.

 

Riconoscimenti

Riconoscimento 1
San Leonardo 2015 | TRE BICCHIERI Gambero Rosso
Riconoscimento 2
San Leonardo 2015 | 5 GRAPPOLI Bibenda A.I.S.
Riconoscimento 3
Vette 2016 | DUE BICCHIERI e PREMIO BEREBENE Gambero Rosso
Riconoscimento 4
Vette 2016 | 4 GRAPPOLI Bibenda A.I.S.
Riconoscimento 5
Terre 2015 | DUE BICCHIERI e PREMIO BERE BENE Gambero Rosso
Riconoscimento 6
Terre 2015 | 4 GRAPPOLI Bibenda A.I.S.

I premi della critica enologica non stentano ad arrivare, tanto che nel 1992, il San Leonardo riceve i primi “3 Bicchieri” dal Gambero Rosso con l’annata 1988, per poi dieci anni più tardi, nel 2002, ricevere l’Oscar per il miglior vino rosso d’Italia con l’annata 1997 ed essere proclamato per la rivista americana Wine Spectator dodicesimo miglior vino al mondo. Ancora, nel 2006, ha l’onore di ricevere l’Oscar come miglior azienda italiana di vino.

Indirizzo

Tenuta San Leonardo

Località San Leonardo, 1

38063 Avio TN

 

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